IL METODO FELDENKRAIS

L’ideatore del “risveglio corporeo”, Moshe Feldenkrais, insegnava che scoprire noi stessi e la nostra dimensione, rintracciando e ricordando il nostro patrimonio di potenzialità, è un’esperienza possibile grazie alla nostra più evidente espressione vitale: il movimento.

Modelli di movimento, modelli di vita

Abbiamo la tendenza a operare sempre quei movimenti che conosciamo perché hanno “funzionato” una volta nella vita, una ripetizione che col tempo porta a creare modelli motori ma anche di comportamento, nel quotidiano.

Magari non riusciamo a fare un certo movimento con calma, ne dimentichiamo lo scopo, troppo presi a compierlo meccanicamente bene, oppure riteniamo di non essere in grado di compierlo o di non avere abbastanza informazioni sul come farlo, non siamo in grado di evitare sforzi superflui, per distrazione, pigrizia o ignoranza.

Cominciare però ad osservare i nostri gesti e atteggiamenti, riflettendo su come il modo in cui organizziamo i nostri movimenti rispecchia anche come organizziamo la nostra vita, ci rivela che tanto riusciamo a liberarci di modelli di movimento che abbiamo fatto nostri, tanto siamo in grado di rinunciare a comportamenti restrittivi. Questo è ciò che ci permette di poter ricercare nuove opportunità e di scegliere liberamente tra il consueto, il riscoperto e il nuovo.

In sostanza, dato che i modelli motori condizionano il nostro comportamento interiore ed esteriore, dalla presa di coscienza di questi modelli possiamo ricavare e riconoscere i legami esistenziali, le nostre costrizioni personali, dalle quali ci si può liberare imparando nuovi modi di muoversi.

Imparare a muoversi, imparare a vivere

Un modello, o regola comune, si presenta quando inconsciamente, pensando ad un movimento, ci immaginiamo attività sportive o ginniche, dando l’idea che il movimento sia intrinsecamente legato alla prestazione fisica, e che ciò sia una sorta di norma alla quale bisogna attenersi, sulla quale bisogna misurare il proprio agire. 
Tale regola condiziona ogni persona, insegnandole a misurarsi con valori estranei, non propri, rischiando di veder soffocare il senso delle proprie peculiari capacità e unicità.


Un esempio che può far comprendere come questo atteggiamento spesso si riveli troppo rigido e scorretto ci presenta un alpinista esperto, che scala una cima particolarmente ardua, e una persona paralizzata a causa di un incidente, che dopo molto tempo riesce a muovere un passo e a salire un gradino… Chi compie il passo più lungo?

Criteri di valutazione

Questo esempio, che non è legato al solo movimento, dovrebbe portare ad ammettere che successo ed efficienza siano concetti molto relativi, che non si possono misurare sullo stesso metro, ma non è così scontato. Si tende piuttosto ad accettare e a ritenere giusto questo metro, e a motivare i nostri sforzi e le nostre ambizioni per cause esterne.

Solo quando l’efficienza è rivolta allo sviluppo di nostre potenzialità personali, a delle cause interne, si ha una vera maturazione e crescita che porta ad accettarsi e a comprendersi.

Ed è sull’unicità della persona, sul servirsi dell’apprendimento autonomo, che ci riconduce alla nostra dimensione, al nostro patrimonio esclusivo, che si fonda il metodo Feldenkrais.

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